25 agosto 2020

















Testimonianza molto commovente.

 Mamma preghiamo.

“Signore, ti chiedo perdono per avere scelto la strada sbagliata... le vie del mondo non danno la felicità... Tu sei la Via giusta, perdonami... Chiedo a Gesù di entrare nel mio cuore. Padre, benedici i miei genitori, sono due persone fantastiche... proteggi Daniela... ”
Le parole di questa preghiera sono state le ultime che ho sentito dire da mia figlia Elisa, prima che entrasse nello stato di coma farmacologico a cui l’avrebbero sottoposta i medici dell’ospedale dov’era ricoverata. Queste parole, le “ultime nel peccato”, le prime nella “pace del Signore”, costituiscono l’unico bel ricordo di quattordici giorni di sofferenza, due lunghe settimane di malattia. Desidero condividere con te quel triste periodo perché proprio in quei giorni Elisa si è avvicinata al Signore, perché è nella sofferenza che Elisa ha incontrato Gesù. La sua partenza per la “patria celeste” non deve solo ricordare il dolore del distacco, ma la gioia dell’inizio di una vita migliore in Cristo Gesù. “Poiché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo unico Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:16.)

Domenica 8 luglio 2001

Elisa comincia a manifestare i primi sintomi della malattia; il primo mal di schiena, la prima febbre. La accompagnano al pronto soccorso, le fanno una radiografia... diagnosi: versamento polmonare.

Lunedì 9 luglio

Il dolore alla schiena è sempre più forte. Accompagno Elisa per una seconda volta al pronto soccorso, questa volta viene ricoverata in ospedale. Trascorro la notte con lei, e come ho sempre fatto, da madre cristiana, le parlo del Signore, del Suo meraviglioso piano di salvezza, e prego. Le vengono prestate le prime cure, ma il dolore aumenta e il respiro si fa sempre più affannoso. Diverse volte chiamo il medico... viene visitata dal pneumologo, le riscontra un’embolia polmonare.

Martedì 10 luglio

Per aiutarla nella respirazione le viene somministrato l’ossigeno. Elisa si aggrava. Lo staff medico decide di ricoverarla all’ospedale di Reggio Emilia. Mentre gli infermieri organizzano il trasporto in ambulanza, "Elli" viene sottoposta ad un intervento in anestesia locale: le viene inserito un catetere venoso nel collo, collegato ad una “macchinetta”. E’ importante mantenere il sangue fluido, il rischio che si distacchi un embolo si fa sempre più elevato. Mentre attendo fuori dal reparto operatorio mi rivolgo a Dio: solo in Lui posso trovare la pace, la certezza, e a Lui in quel momento affido mia figlia:

“Padre Santo, so che nel tuo immenso amore non ci abbandonerai in questa prova. Prenditi cura di lei, e concedi a noi genitori la forza della fede e la certezza che tutto è nelle Tue mani.” “... affinché tutto quel che chiederete al Padre nel mio nome, Egli ve lo dia.” (Giovanni 15:16). Arriviamo a Reggio Emilia Elisa viene sottoposta a scintigrafia e la diagnosi di embolia sembra essere la più probabile, anche se rimane qualche dubbio. Nel frattempo le condizioni di Elisa peggiorano, soffre e respira a fatica. Non permetto al dolore di vincermi, continuo a pregare, a parlarle del Signore e di come solo Lui può liberarci da tutto e darci in Gesù la gioia. “Venite a me voi tutti che siete travagliati ed aggravati, ed io vi darò riposo... ” (Matteo 11:28).

Mercoledì 11 luglio

Elisa non riesce a respirare senza l’ossigeno, non può nemmeno alzarsi dal letto; deve tenere la mascherina, è cosciente di tutto ciò che le sta succedendo. Cerco di trasmetterle calma e serenità, anche se per me non è facile. Trattengo a stento le lacrime: in quel letto c’è mia figlia! Ma ho fede, so che nulla è dovuto al caso e che Gesù è con noi. “Io sono con voi tutti i giorni..” (Matteo 28:20).

Giovedì 12 luglio

Nelle prime ore del mattino le condizioni di Elisa si aggravano maggiormente: la maschera dell’ossigeno non basta più, le viene fatto indossare un “casco” e viene trasferita nel reparto di rianimazione e terapia intensiva. In questo reparto non è concesso rimanere accanto ai pazienti se non per mezz’ora al giorno, dalle 19.00 alle 19.30. Sono circa le due del mattino: il primo distacco da Elisa. Se sei un genitore, forse puoi immaginare cosa posso avere provato in quel momento. Se sei un figlio, puoi immaginare cosa può aver provato Elisa. Alla disperazione umana ha risposto la pace di Dio: Elisa non era sola, Gesù era con lei. Questa mia certezza non era un sentimento dettato dal dolore: di lì a pochi giorni ne avrei avuto la conferma. In tarda mattinata riesco a parlare con il primario del reparto: “... La situazione è difficile... la respirazione peggiora... dovremo intubare... ” Posso vedere mia figlia attraverso il monitor: anche con il “casco” respira a fatica. Non voglio lasciarmi prendere dalla disperazione. Prego, chiedo a Dio la forza. Non una forza di rassegnazione e di impotenza. Non è di una forza umana che ho bisogno. So che il mio aiuto può venire solo dall’alto, da Colui che ha creato il cielo e la terra, che ha creato l’uomo e ha vinto la morte.

Verso il tardo pomeriggio, mentre torno all’ospedale per l’orario di visita, provo una strana sensazione, e ringraziando il Signore con canti di gioia penso: “Sono sicura, Elisa sta meglio.” Non sempre l’orario di ingresso stabilito dal reparto corrisponde a quello in cui si può entrare, e l’attesa è particolarmente snervante: mille perché ti assalgono fuori da quella porta, ma questa sera sono “stranamente” felice. “Sì, sono sicura, Elisa sta meglio” continuo a ripetermi, “il Signore ha risposto alla mia preghiera.” Finalmente l’infermiera chiama i parenti; in un silenzio ovattato e in fila indiana indossiamo camice, cappello, mascherina, guanti, scarpe, il tutto sterile. Entriamo nelle camere dei nostri cari, credo tutti con lo stesso sentimento e la medesima agitazione. “Eccola, eccola la mia ragazza!” E’ impossibile, almeno per me, descrivere quello che si prova nel vedere la propria figlia gravemente ammalata e in un letto d’ospedale. “Grazie a Dio non è intubata” penso, “lo sapevo, sta meglio!” Respirando con molta fatica, nonostante indossi il “casco”, Elisa mi comunica la sua gioia di vedermi. La accarezzo, le stringo le mani, “Ti voglio bene”, le dico.

Ricordo il suo sguardo tranquillo, ora ci sono io, la sua mamma. Chiacchieriamo, e ad un tratto mi chiede di pregare. “Mamma, preghiamo... ” Che gioia, chiesto da lei! “Tocca a te pregare” le dico, “io lo faccio sempre!” La sua preghiera è quella che hai letto all’inizio di questo diario. Permettimi di ricordarla ancora una volta.

“Signore, ti chiedo perdono per avere scelto la strada sbagliata... le vie del mondo non danno la felicità... Tu sei la Via giusta, perdonami... Chiedo a Gesù di entrare nel mio cuore. Padre, benedici i miei genitori, sono due persone fantastiche... proteggi Daniela... Amen... Amen!”

Non riesco a trattenere le lacrime. Chi, come me, conosce il significato di questa preghiera, sa cosa vuole dire “accettare Gesù”: riconoscerlo con un atto di fede come personale Salvatore e Signore della propria vita. Sono passati undici anni da quando anch’io feci una preghiera simile, da quando anch’io, in circostanze molto diverse da questa, fui convinta dall’amore di Cristo, che aveva dato la propria vita per pagare un debito che nessuno è in grado di pagare, il debito della nostra ribellione a Dio. Era luglio, undici anni fa: quella preghiera, la preghiera della mia conversione, cambiò completamente la mia esistenza. “Se uno è in Cristo, egli è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo... ” (II Corinzi 5:17,18). Piango, piango di gioia, quanto avevo pregato per la conversione di Elisa, ed ora ho assistito al miracolo della sua salvezza. Le mie mani stringono le sue, non vorrei più andarmene, ma in terapia intensiva sono severi, scaduto l’orario di visita bisogna uscire. Questa è stata l’ultima volta che ho sentito la voce della mia ragazza.

Prima di lasciare il reparto parlo con il medico di turno. “Le cose non vanno molto bene, l’ossigeno nel sangue sta calando, la respirazione è sempre più difficile. I polmoni, soprattutto quello destro, si stanno aggravando. Dovremo intubare e drenare.” “Dottore, cos’ha mia figlia?” “Non lo sappiamo ancora con precisione, dopo il drenaggio analizzeremo il liquido.” “Non fatela soffrire.”

“Non si preoccupi, verrà sedata.” Mi avvio verso la mia auto... piango... piango non so quanto. “Signore, perché, perché sentivo tanta gioia nel cuore, perché ero così felice!? Ero certa di avere buone notizie. Signore, fammi questo miracolo.”

In quel momento, offuscata dal dolore, non mi rendevo conto che il miracolo, quello vero, era già avvenuto. Elisa si era convertita: comunque fossero andate le cose, non avrei più perso mia figlia.

Venerdì 13 luglio

Puntuale come sempre, alle 11,30 sono in attesa di parlare con il primario. Momenti di ansia, di speranza, di paura. Finalmente è il mio turno. Entro in quello studio preceduta dal dottore, e prima ancora che si metta a parlare, scruto ogni cenno del suo viso come per anticipare le sue parole. Sono pronta a tutto, il cuore batte forte e... spero, spero, spero! “Elisa... andiamo male.” Ho sentito questa frase ripetutamente per undici giorni. Per undici giorni durante la visita di mezzogiorno l’ho vista attraverso il monitor. Ogni giorno la situazione si aggravava sempre di più. Nel mio dolore ero certa di non essere sola, il Signore è sempre stato al mio fianco, condividendo con me lacrime e speranze. Quando entravo nella sua stanza la mia forza veniva sempre più messa alla prova, e quel venerdì non mi è bastata. Elisa era in coma vigile, intubata, due drenaggi nel polmone destro, un sondino nel naso per la nutrizione, flebo, diversi monitor, orologi, rumori strani... quella era mia figlia. Ho pianto, solo il Signore sa quanto ho pianto. A placare il mio dolore, l’eco delle parole della sua preghiera.

“Dio mio, grazie, so che tutto è nelle tue mani, so quanto ci ami e so che conti tutte le mie lacrime. Infondici la tua pace, aiutaci a proseguire il nostro cammino.”

Sabato 14 luglio

La speranza non cessa di alimentare i miei pensieri. Mi incontro con i medici, solito verdetto: non c’è miglioramento. Ore 19:00, finalmente posso entrare da Elisa. La mia bambina!... Quante cose ho da dirti, quante carezze voglio farti... L’infermiera mi avvisa che nello stato di coma vigile Elisa è in grado di sentirmi, e allora parlo, le parlo della sorellina, del papà, del suo ragazzo, ma soprattutto le parlo del Signore e prego su di lei. Mentre la accarezzo, la mia mano si ferma sul cuore: il battito è molto accelerato. Sento su di me tutta la fatica che deve fare per respirare. “Come posso aiutarti?” Prima di salutarla chiedo al Signore di mandare i suoi angeli. Elisa non si deve sentire sola.

Domenica 15 luglio

In terapia intensiva non esiste giorno di festa, e anche per me ora i giorni della settimana non hanno né un inizio, né una fine. Solo la domenica si contraddistingue dagli altri: è il giorno del Signore. Prima di andare all’ospedale partecipo al culto. Preghiamo molto, non solo preghiere di richiesta, ma anche preghiere e inni di lode. Il Signore è con me, anzi, con noi. Ho sempre sentito la Sua presenza al mio fianco, le Sue promesse mi hanno sempre sostenuta in ogni difficoltà. Nel libro di Isaia si legge: “Non temere, io sarò sempre con te.” (Isaia 43:5). Ore 12:00, sono in attesa del bollettino medico. “Abbiamo ricevuto una telefonata dal laboratorio di Parma, pare si tratti di un batterio, lo ‘stafilococco aureo’. Possiamo partire con una terapia mirata.” “O Dio ti ringrazio! Finalmente una speranza. Signore, grazie per la tua risposta, presto potrò riavere la mia Elisa.” Da lì a due giorni la mia speranza sarebbe crollata. Elisa non reagiva, l’infezione la stava devastando.

Mercoledì 18 luglio

Quel giorno mentre il primario mi parla non riesce a guardarmi negli occhi, e fissando il pavimento pronuncia la parola “tracheotomia”. Piango, senza però cadere nella disperazione “Il Signore è con noi, niente è dovuto al caso.” Io continuo ad aspettare il miracolo, conosco la fedeltà del Signore. Ora di visita: prima di entrare nella sua stanza mi avvisano di averla sedata molto, questo per rallentare le funzioni vitali e permettere un adattamento dei polmoni alla macchina. Il naso è libero dal respiratore, posso accarezzarle le guance, posso baciarla sulla fronte. Noto che è gonfia, mi viene spiegato che è dovuto all’infezione. Prendo la sua mano fra le mie, nonostante il gonfiore si nota ancora la particolarità del suo dito mignolo leggermente curvo verso l’interno. E’ molto sedata e non sono sicura che possa sentirmi. Non ha importanza, continuo a parlarle, prego su di lei e so che la mia preghiera è ascoltata, così come sono certa della presenza del Signore. “Ciao Elisa, ci vediamo domani. Signore, prenditi cura di lei.” Nei giorni successivi l’infezione non le dà tregua. Ogni giorno che passa la medicina aggiunge qualcosa di nuovo per aiutare Elisa a vivere. Umanamente parlando sono sull’orlo della disperazione, ma la pace del Signore non mi abbandona mai: aspetto il miracolo, e so che il miracolo ci sarà.

Lunedì 23 luglio

Solito rituale, solite parole, anche i medici ormai non sanno più cosa dirmi, percepisco il loro imbarazzo, si sentono impotenti davanti alla mia certezza. Anche loro cominciano ad usare la parola “miracolo”. Vengo avvisata che anche il polmone destro è stato drenato, e non solo, per il rischio di un arresto cardiaco le hanno posizionato un catetere nel cuore. I medici stano tentando il tutto per tutto, ma i polmoni sono molto compromessi. “Per aiutarla a respirare le stiamo dando ossigeno puro al 100%, ma non sappiamo quanto potrà resistere.”

Lunedì pomeriggio il tempo trascorre lento, ho fretta di andare da Elisa: come l’avrei trovata quel giorno? Ore 19:00, sono da lei: “Signore, dammi la forza!” Mi avvicino al suo letto, ho tanta voglia di prenderla fra le braccia, odio tutti quei tubi che aumentano di giorno in giorno. Elisa è gonfia, respira molto male, forse è la macchina che la fa respirare. Prendo come sempre la sua mano fra le mie. Uno strano pensiero mi assale: “questa è l’ultima volta che sento il calore della tua mano.” “Signore, perché penso questo, io sto aspettando un miracolo! Là dove non può arrivare la scienza intervieni Tu, Ti prego, non ci abbandonare proprio adesso.” “Signora, l’ora di visita è finita... ” “Ciao Elisa, che il Signore ti benedica.”

Martedì 24 luglio

Ore 7:00 mi sveglio ed esulto di gioia: è trascorsa la notte, non ho ricevuto nessuna telefonata... Elisa ha superato la crisi. Alle 8:30 squilla il telefono.

“Signora Lugli? Sono il medico della rianimazione... mi dispiace... Elisa non ce l’ha fatta.” “Quando è successo?” “Alle 7:45.” “Grazie, arriviamo.” Non verso una lacrima. Mi rivolgo al mio Padre Celeste. “Signore, perché, perché ho sempre sentito la tua pace come una conferma alle mie richieste di guarigione? Signore, io aspettavo il miracolo!” “Chi crede in me (...) è passato dalla morte alla vita” (Giovanni 5:24).

Io sono venuto affinché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza.” (Giovanni 10:10). “Signore, grazie, ecco il miracolo! Ora comprendo il perché della mia gioia il giorno della conversione di Elisa giovedì 12 Luglio. So per certo che Elisa è con Te, so per certo che la rivedrò, so che lei adesso è in un luogo migliore, so che Gesù l’ha accolta. So tutto questo perché queste sono le Tue promesse.” Io aspettavo la guarigione fisica di mia figlia, ma il Signore è andato oltre le mie richieste. La vita nella carne dura un tempo, la vita in Cristo dura per l’eternità. Non ho perso Elisa, ci riabbracceremo nella Patria Celeste. Ho voluto condividere con te i giorni della malattia di Elisa, non per rattristarti o per farmi del male rievocando il ricordo di mia figlia in un letto della rianimazione, ma per trasmetterti la gioia e la pace che ci sono davanti a Dio. I nostri pensieri non sono i suoi, so che Lui ha guidato ogni cosa meravigliosamente bene, so che ci ama di un amore immenso, un amore tanto grande che ha innalzato sulla croce il Suo unico Figlio, Gesù, perché pagasse le nostre colpe e ci donasse pace con Lui. Elisa ha creduto questo ed ora è in pace. Io credo che la sua “partenza” voglia ricordare a me, a te e a tutti quelli che non conoscono Gesù le parole che Lui stesso ha detto:

“Io sono la Via, la Verità e la Vita: nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” Giovanni 14:6

Da questa storia è nata il cantico cristiano:

Da ora in poi



Volete sapere come si va a Gesù?


Un ragazzo era stato condannato dal Consiglio di Guerra ad essere fucilato. A quella notizia il cuore dei suoi genitori sembrava spezzarsi. Avevano anche una figlioletta, la quale aveva letto la biografia del Presidente Abramo Lincoln e diceva fra sé: "Se Abramo Lincoln sapesse quanto papà e mamma vogliono bene a mio fratello, non permetterebbe che lo fucilassero". Pregò quindi suo padre di andare di persona dal Presidente, a chiedere la grazia per il figlio, ma il padre le rispose: "No, è inutile; bisogna che la legge segua il suo corso. Hanno già respinto il ricorso di due che sono stati condannati da quel Consiglio, ed è stato emanato un decreto con cui il Presidente rende noto che non si intrometterà più in simili casi. Quando una persona è stata condannata dal Consiglio di guerra, deve subirne la sentenza". Quei genitori non credevano che il loro figlio potesse essere perdonato. Ma la bambina aveva una grande speranza. Partì con il treno per la capitale. Arrivata alla Casa Bianca, i soldati le impedirono di passare; ella raccontò allora la sua storia compassionevole e così la lasciarono entrare. Quando giunse alla Segreteria, ove si trovava il Segretario particolare del Presidente, questi si rifiutò di lasciarla entrare nella sala del Presidente. Ma la ragazza gli narrò la sua storia pietosa ed anche il Segretario fu commosso e la lasciò passare. Nella sala del Presidente degli Stati Uniti c'erano senatori, generali, governatori e altri uomini politici, che tenevano convegno su questioni importanti riguardanti la guerra; ma lo sguardo del Presidente cadde sulla bambina che s'era fermata vicino alla porta. Volle sapere che cosa desiderasse; ella andò direttamente da lui e gli raccontò la sua storia, nel suo linguaggio semplice e innocente di ragazzina. Il Presidente era anche lui padre e presto due grosse lacrime gli rigarono il volto. Scrisse un dispaccio e lo inviò al campo, ordinando che il ragazzo fosse mandato subito da lui. Appena questi fu giunto, il Presidente lo graziò e gli diede trenta giorni di congedo, perché tornasse a casa con la sorellina a consolare i genitori. Volete sapere come si va a Gesù? Andate come quella bambina si recò da Abramo Lincoln. Può darsi che abbiate una triste storia da raccontarGli. Narratela interamente: non nascondete nulla. Se Abramo Lincoln ebbe pietà di quella ragazzina, ascoltò la sua preghiera e l'esaudì, credete che il Signore Gesù non vi ascolterà? Credete che Abramo Lincoln, o chiunque altro in questo mondo, possa essere più compassionevole quanto Gesù. No! Gesù si commuoverà anche se chiunque altro restasse indifferente. Se andate direttamente a Lui e Gli confessate il vostro peccato e la vostra miseria, Egli vi salverà.

D.L.Moody

23 luglio 2020





E chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è un mio discepolo, io vi dico in verità che non perderà affatto il suo premio. 
(Matteo10:42)

26 giugno 2020

Perché parlate troppo?

Ma il vostro parlare sia: "Sì, sì; no, no"; poiché il di più viene dal maligno. (Matteo 5:37)

Quando si parla con leggerezza, non pesando bene le parole che si dicono, si rischia di demolire e non di edificare coloro che ascoltano. Non a caso Gesù specifica che il nostro parlare deve essere sì o no. Questo non significa che il cristiano non deve argomentare o esprimere le proprie idee e opinioni. Però, quando parliamo, non siamo chiamati a parlare secondo i nostri sentimenti ma alla luce della Parola di Dio. La verità biblica deve essere il centro dei ragionamenti, tutto quello che si dice si deve rapportare ad essa. Sia il vostro parlare sì, sì e no, no, significa anche: “ riflessione”. Soffermarsi e verificare se la scrittura è in armonia con quello che si pensa, ogni parola deve essere confermata dalla voce meravigliosa del Maestro. Nella 2 epistola di Pietro l’apostolo avverte del pericolo che c’è nel parlare secondo la carne: “Però ci furono anche falsi profeti tra il popolo, come ci saranno anche tra di voi falsi dottori che introdurranno occultamente eresie di perdizione, e, rinnegando il Signore che li ha riscattati, si attireranno addosso una rovina immediata.” (2Pietro2:1) Uomini carnali che seducono attraverso le parole, attraverso i propri desideri, uomini frustrati che prendono piacere e diletto non nelle cose del Signore, ma nelle proprie cose. Chi parla troppo rischia di essere sedotto dai suoi stessi ragionamenti, e diventa preda dell’ avversario. Il vangelo fai da te non funziona, il vangelo di Gesù è verità. Più che mai oggi si deve proclamare Cristo Salvatore con forza e decisione, senza aggiungere o togliere niente “Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell'albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro.” (Apocalisse 22:18-19) Senza adulterare la Parola della Grazia con un parlare viziato dal peccato. C’è un giudizio per coloro che parlano nel nome del Signore senza che Dio abbia parlato. Il cristiano è un araldo, un messaggero e deve rapportare quello che il Suo Signore gli dice, non dire quello che vuole: “sia il tuo parlare sì o no.” 

19 giugno 2020

LA BIBBIA

Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente; è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c'è un corpo naturale, c'è anche un corpo spirituale. Così anche sta scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente»; l'ultimo Adamo è spirito vivificante. Però, ciò che è spirituale non viene prima; ma prima, ciò che è naturale, poi viene ciò che è spirituale. Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il secondo uomo è dal cielo. Qual è il terrestre, tali sono anche i terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. E come abbiamo portato l'immagine del terrestre, così porteremo anche l'immagine del celeste.
Ora io dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare l'incorruttibilità.
Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, in un momento, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati. Infatti bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta immortalità.
Quando poi questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta:
«La morte è stata sommersa nella vittoria».
«O morte, dov'è la tua vittoria?
O morte, dov'è il tuo dardo?»
Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge; ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo.
Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore. (1 Corinzi 15:42-55)

17 giugno 2020

Diventare ed essere: qual è la differenza


Diventare: Passare a una condizione diversa dalla precedente. 

Essere: Esistere, senza alcuna determinazione, spesso in opposizione a sembrare, apparire.

Sono due definizioni che si trovano nel vocabolario della lingua Italiana. Questi due verbi sono sostanziali per la vita dell’uomo in particolare per il cristiano. La domanda che ci dobbiamo porre è questa: “sono diventato un cristiano o sono un cristiano?” Non è un gioco di parole, ma una realtà che deve essere cosciente. Aderire ad un pensiero religioso non produce nessun risultato spirituale, tanti aderiscono ad ideologie cambiando la loro condizione di pensiero, ma non di comportamento, altri si aggregano a dei gruppi con scopi benefici, ma non cambiano il loro carattere. Altri ancora hanno degli interessi socio-politici, ma rimane sempre la stessa personalità. 
Essere significa esistere, essere presente, vivere senza condizioni. Il credente che ha realizzato Cristo Gesù nella sua vita, devi vivere l’essere, non l’apparenza e tantomeno l’adesione. “ Se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati.” (Romani 10:9-10) L’apostolo Paolo centra l’obiettivo quando parla di cuore, “con il cuore si crede” quando è coinvolto il cuore allora sarà coinvolto anche il nostro “essere”. Dio bisogna viverlo, perché Egli vive. Bisogna coinvolgere tutto il nostro “essere” anima, corpo e spirito. Non pensare che la sola conoscenza della bibbia sia la soluzione per vivere un vero cristianesimo. Il vero cristianesimo è essere una sola cosa con Dio e con la Sua Parola. Non lasciarti travolgere dall'idea di Dio ma vivi Dio come Egli è. Dio non ha bisogno di sostenitori, ma di figli ubbidienti e coinvolti nel Suo progetto. Se hai aderito solo mentalmente a Dio, rivolgiti a Lui e pregando chiedi di essere senza nessuna condizione un Suo figliuolo. “Ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma sono nati da Dio.” (Giovanni 1:12-13) 

16 giugno 2020

                        LA BIBBIA

SALMO 31

Al direttore del coro.
Salmo di Davide.
O SIGNORE, poiché ho confidato in te,
fa' che io non sia mai confuso;
per la tua giustizia liberami.
Porgi a me il tuo orecchio;
affrèttati a liberarmi;
sii per me una forte rocca, una fortezza dove tu mi porti in salvo.
Tu sei la mia rocca e la mia fortezza;
per amor del tuo nome guidami e conducimi.
Tirami fuori dalla rete che m'han tesa di nascosto;
poiché tu sei il mio baluardo.
Nelle tue mani rimetto il mio spirito;
tu m'hai riscattato, o SIGNORE,
Dio di verità.
Detesto quelli che si affidano alle vanità ingannatrici;
ma io confido nel SIGNORE.
Esulterò e mi rallegrerò per la tua benevolenza;
poiché tu hai visto la mia afflizione, hai conosciuto le angosce dell'anima mia,
e non mi hai dato in mano del nemico;
tu m'hai messo i piedi in luogo favorevole.
Abbi pietà di me, o SIGNORE, perché sono tribolato:
l'occhio mio, l'anima mia, le mie viscere si consumano di dolore.
La mia vita vien meno per l'affanno,
i miei anni svaniscono nel pianto;
la forza m'è venuta a mancare per la mia afflizione,
si logorano tutte le mie ossa.
A causa dei miei nemici sono diventato obbrobrio,
un grande obbrobrio per i miei vicini,
e uno spavento per i miei conoscenti.
Chi mi vede fuori fugge via da me.
Sono dimenticato completamente, come un morto;
sono simile a un vaso rotto.
Perché odo le calunnie di molti,
tutto m'incute spavento intorno a me,
mentr'essi si consigliano a mio danno
e meditano di togliermi la vita.
Ma io confido in te, o SIGNORE;
io ho detto: «Tu sei il mio Dio».
I miei giorni sono nelle tue mani;
liberami dalla mano dei miei nemici e dai miei persecutori.
Fa' risplendere sul tuo servo la luce del tuo volto;
salvami per la tua benevolenza.
O SIGNORE, fa' ch'io non sia confuso, perché t'invoco;
siano confusi gli empi,
sian ridotti al silenzio nel soggiorno dei morti.
Ammutoliscano le labbra bugiarde
che parlano contro il giusto con arroganza,
con alterigia e con disprezzo.
Quant'è grande la bontà che tu riservi a quelli che ti temono,
e di cui dai prova in presenza dei figli degli uomini,
verso quelli che confidano in te!
Tu li nascondi all'ombra della tua presenza, lontano dalle macchinazioni degli uomini;
tu li custodisci in una tenda,
al riparo dalla maldicenza.
Sia benedetto il SIGNORE;
poich'egli ha reso mirabile la sua benevolenza per me,
ponendomi come in una città fortificata.
Io, nel mio smarrimento, dicevo:
«Sono respinto dalla tua presenza»;
ma tu hai udito la voce delle mie suppliche,
quand'ho gridato a te.
Amate il SIGNORE, voi tutti i suoi santi!
Il SIGNORE preserva i fedeli,
ma punisce con rigore chi agisce con orgoglio.
Siate saldi, e il vostro cuore si fortifichi,
o voi tutti che sperate nel SIGNORE!

Atti 2 Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo. Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di ...